Italiana Coke

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Ascheri, con Italiana Coke è il re europeo del carbone

Raccontano che all´ Epifania fosse l´ unico bambino contento di ricevere carbone (di zucchero) dai suoi genitori. Probabilmente è uno scherzo, ma è utile per capire il percorso professionale di Augusto Ascheri, imprenditore e manager titolare dell´ Italiana Coke, nonché principale azionista della Energy Coal, colosso europeo del trading di carbone.

Per dirla tutta, non c´ è solo il minerale nella sua vita, anche sa da questo, lo scorso anno, ha messo insieme un fatturato di 430 milioni di euro, servendo un terzo delle fonderie europee al servizio dei grandi marchi dell´ automobilismo e commerciando carbone in giro per il mondo. C´ è anche lo sport, praticato da ragazzo fino al professionismo (serie A di pallanuoto nel Bogliasco) e ancora oggi coltivato a livello amatoriale nei momenti liberi dall´ azienda. Genovese, 59 anni, Ascheri ha completato la scorsa estate l´ acquisto dell´ Italiana Coke, azienda leader in Europa nella produzione di coke per le fonderie di ghisa, con clienti come Daimler Chrysler, Volvo, Peugeot, Brembo, Solvay, Eridania, Italiana Zuccheri, e produttrice di energia elettrica (oltre 161 milioni di kilowatt), riutilizzando il gas di cokeria con un impianto di cogenerazione. Un´ azienda davvero unica nel panorama nazionale, che si approvvigiona di carbon fossile dalle miniere americane, trasportandolo via mare fino al porto di Savona e trasferendolo infine all´ impianto di San Giuseppe di Cairo, dove si ottiene il coke mediante la distillazione a secco del fossile. Già azionista di minoranza nella società con il 25% del capitale, ha speso 50 milioni di euro per rilevare il rimanente 75, acquistando le quote di Antonio Barone, alleato nel business nero da una vita, e della società Deiulemar. A comprare è stata la Bormida Coke, società veicolo finanziario dell´ operazione, che fa capo alla famiglia Ascheri per il 61% e per il rimanente 39 alla Energy Coal (di cui lo stesso Ascheri ha il controllo). Dal portafoglio di Italiana Coke, però, è contestualmente uscito l´ 80% della Estate, socio di riferimento di Terminal Rinfuse Italia (a cui fanno capo i terminal portuali di movimentazione del carbone di Genova, SavonaVado e Marghera), ceduto all´ australiana Babcock & Brown. Concentrato sul business della produzione di coke, Ascheri può così dedicarsi al rilancio di Italiana Coke, che nel 2006 ha subito una contrazione del fatturato, passando da 132 milioni di euro a 110. Obiettivo ambizioso, vista la concorrenza internazionale sul prodotto. Ma alla portata di questo genovese prima commerciante e poi produttore di carbone. La sua vita professionale inizia infatti nel´74, quando il ventiseienne Ascheri viene assunto alla Monge Sancarbo di Savona. Passano pochi anni e il manager passa alla Coeclerici, la compagnia armatoriale dentro alla quale Ascheri si forma professionalmente, acquisendo una vasta esperienza internazionale nel settore. Nell´ 87, il grande salto imprenditoriale: non più solo commercio, ma anche produzione. E´ socio fondatore della Energy Coal, società che in breve tempo si afferma come una delle più attive nel trading internazionale di coke, con sei milioni di tonnellate di prodotto commercializzate ogni anno, e unica "non americana" con contratti legati al coke di petrolio con i big statunitensi Exxon e Shell. Una realtà che lo scorso anno è arrivata a fatturare 320 milioni di euro. L´ annochiave di Ascheri è comunque il´94, quando il manager rileva una quota di minoranza nella Italiana Coke di Antonio Barone, sfilando alle Partecipazioni Statali la storica azienda savonese, nata all´ inizio del Novecento per sostenere il processo di industrializzazione del settore metallurgico e siderurgico del Paese. Da allora, Ascheri resta al fianco di Barone, continuando nell´ attività di trading, fino ad assumerne il controllo, lo scorso agosto. Nel 2006 Italiana Coke, con circa 600 mila tonnellate di coke prodotte, si è confermata il numero uno europeo nella produzione, con una quota di mercato del 30 per cento. Ma il business è sempre più competitivo e, soprattutto, deve fare i conti con la dipendenza crescente del coke cinese. Situazione che ha imposto a Italiana Coke un continuo presidio del mercato, con investimenti continui, sia sul fronte dell´ innovazione che su quello della tutela ambientale, oltre che nel controllo della catena del valore. Non è un caso, infatti, che Ascheri abbia anche partecipazioni in diversi terminal sparsi nel mondo. Per presidiare più da vicino il business di famiglia.

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